Monday, November 27, 2006

GO FUCK YOURSELF
L'onanismo nella storia

Da dove proviene la parola "masturbazione"? Etimologicamente, "mezea" significa "genitali"; ma il termine masturbazione deriva dal latino masturbari, verbo composto di cui si sa con certezza la derivazione soltanto della prima parte, cioè manu (ablativo di manus, mano). L'etimologia della seconda parte del termine è invece incerta: alcuni fanno derivare la parola dall'espressione manu stuprare composta da "manu" + stuprare (disonorare, violare: forse da mettere in relazione con stupere, "restare stordito, stupefatto").
Altre fonti sostengono che masturbarsi deriverebbe dall'espressione manu turbare (= agitare) da cui "turbare con la mano".
Abbiamo diversi sinonimi: autoerotismo, onanismo, il vizio solitario.

Né il mondo biblico, né il mondo greco hanno tenuto in gran conto la masturbazione, né si sono premurati di condannarla con la precettistica delle rispettive etiche. Il fatto che la masturbazione si chiami anche «onanismo» con riferimento a Onan che, rifiutandosi di procreare in nome di suo fratello, praticava il coitus interruptus, dice solo che questa denominazione è scorretta, come scorretto è riferire la masturbazione a Onan, che il Signore fece perire, non tanto perché spargeva il seme per terra, ma perché, così facendo, rinnegava la legge del matrimonio levitico.
Un dio babilonese "fecondò la mezzaluna fertile" con la mano e una semplice erezione.
L'Osiride della mitologia egizia creò il Nilo con "la continua manipolazione e il rigurgito del suo genitale ribollente", mentre Atum-Ra "sfregava col pugno e aveva piacere dell'emissione".
Nel mondo greco Ippocrate e Galeno, i grandi medici dell' antichità, inquadrano la masturbazione nella teoria generale degli umori che devono essere, a secondo delle circostanze, ora espurgati ora contenuti, in un contesto dove il liquido seminale non è considerato diversamente dal liquido biliare. La mitologia greca ha addirittura divinizzato la masturbazione mettendola sotto la protezione di Pan, a cui fanno riferimento gli stoici che, pur essendo noti per il loro distacco dalle passioni, non esitano a esaltare la masturbazione come espressione di autosufficienza e indipendenza dagli altri.
Ci si ricorda di Diogene come l'uomo con la lucerna in mano, alla ricerca di un uomo "integro". Probabilmente non tutti sanno che gli piaceva palparsi il culo all'aria aperta, preferibilmente nelle piazze del mercato aperto. La letteratura greco-romana è piena di riferimenti all'autostimolazione. "Soffro, caro Donato, di una terribile erezione, sono terrorizzato dal mio pene" scriveva Ramusio di Rimini in una lettera strappalacrime al suo amico "sono ferito, la mia mano destra non può far più nulla" [c'è sempre la sinistra]
Nel Medioevo, il "Libro dello splendore" del Giudaismo riteneva la masturbazione come il peggior peccato possibile, il seme eiaculato permetteva a spiriti diabolici di reincarnarsi.
Per i Cattolici era una possibilità persa per occupare la Terra con più Cattolici. Teologi come Agostino e Tommaso d'Aquino la condannavano come un peccato contra naturam come sintomo di rammollimento (mollities) in concorso con le fantasie incestuose o adulterine.
Tissot (1728-1797), fedele papista, disse che portava alla pazzia, che forzava un forte flusso di sangue nel cervello.
Tra i seguaci entusiasti di Tissot incontriamo Rousseau e Kant per i quali chi si masturba non è dissimile dal suicida che distrugge con un gesto la vita che il masturbatore sacrifica nel tempo. Contemporaneo a Tissot è Johann Georg Zimmerman, medico personale di Federico II che, in un saggio dal titolo Monito a medici, educatori e amici dell' infanzia a proposito dell' obbrobriosa masturbazione segnala la masturbazione femminile «come peggiore di quella maschile» perché meno manifesta anche se ugualmente precoce, dal momento che prende avvio nella primissima infanzia, con buona pace di Freud che un secolo dopo era persuaso di aver scoperto per primo la sessualità infantile. Istruiti dalla scienza medica, tutta una schiera di pedagogisti da Salzmann a Campe mettono a punto una serie di suggerimenti e di pratiche per dominare la masturbazione: giarrettiere per bloccare le mani, letti divisi con paratie elastiche tra il torso e l' addome, infibulazioni e altre strumentazioni che oggi costituiscono il repertorio delle pratiche sadiche. Seguono consigli per l' arredo dei collegi e per l' abbigliamento dei collegiali che prevedono cappotti che non siano troppo lunghi, tavoli che non siano troppo grandi, letti troppo soffici, camere troppo buie, spazi troppo ristretti e segreti, giacché: «cominciamento di ogni vizio è lo star da soli». E così anche la solitudine viene criminalizzata come anticamera del vizio detto appunto «solitario». E tutto ciò in un periodo in cui si dissolve la casa come comunità, perché prende piede, con la borghesia, l' intimità della famiglia nucleare, che concentra nella cornice privata l' intera produzione della dinamica del desiderio erotico con le sue manifestazioni masturbatorie e incestuose.
Nel 1800 l'ignoranza sessuale imperversava in Europa e in America grazie a Benjamin Rush, che firmò la Dichiarazione d'Indipendenza e scrisse a proposito della masturbazione che portava a "debolezza seminale, impotenza, tabe dorsale, sifilide, tubercolosi, dispepsia, offuscamento della vista, vertigini, epilessia, ipocondria, perdita della memoria, fatuità e morte" [sticazzi]. Si pensava anche che causasse foruncoli, alito cattivo, e (ovviamente) corruzione.
Gli Apache narravano di una donna così frustrata che trovava più piacere nell'utilizzare una pianta di cactus che il proprio uomo [porcatroia].


1 Comments:

Anonymous Anonymous said...

lo sapevo che avresti ideato un qvalcosa di simile.
(sono ancora il mattoncino di lego della camera a gas dei sodomiti, siine fiera)
merda sul restante volgo.

6:17 AM  

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